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Ai tempi del Mail Jockey

Il meccanismo era complicatissimo. Io mandavo i testi per email a Kruger. Che poi li metteva nel sito. Riceveva anche i commenti che mi mandava con lo stesso sistema. Io leggevo, rispondevo e gli rimandavo tutto. Adesso sembra preistoria. Eppure il rapporto era affascinante. Tutto questo di fatto non esiste più perchè anche Kruger ha rinnovato il sito affidandosi ai nuovi strumenti. Recuperando lo scambio di email, che ho conservato, ho inventato questo spazio che è un omaggio alla memoria. Ma non solo: è anche il segno del rispetto per tutti quegli amici virtuali che si sono stretti con entusiasmo e partecipazione intorno a un’occasione, allora rara, di discussione. Segno di una grande voglia di parlare e soprattutto di riflettere. Sarebbe stato un peccato buttare tutte queste parole nel cestino, anzi un delitto.

Tornare alle vecchie email, all’alba della web rivoluzione, serve anche per fissare momenti da reporter che altrimenti andrebbero persi, grandi avvenimenti che ho seguito in prima persona: Ylenia, l’omicidio Biagi, il caso Scajola, la contessa Agusta, Erika, il g8, l’11 settembre, la scoperta di Kabul… E’ vero che Internet ha cambiato il modo di comunicare, tutto quello che è successo prima del 2000 sembra che non sia mai esistito, o almeno è complicato ritrovarlo. Prima ci volevano faldoni. Adesso basta un file e sembra di tornare indietro nel tempo. Trovo curioso e interessante rileggere i pensieri di allora, all’inizio del decennio che ha travolto il mondo. A livello personale, ritengo un patrimonio quei resoconti in diretta dall’apocalisse di New York, l’evento del secolo. Per non parlare del primo impatto con l’Afghanistan, cioè con un guerra che ancora deve finire. Non avendo un blog, era questo il mio blog (e proprio negli Stati Uniti, non casualmente, nacque poi il mio primo vero spazio privato).

Quando Kruger (sempre un precursore) inventò questa rubrica la etichettò come “998 anni”, quelli che mancavano allora al 3000. Adesso di anni ne mancano 990. Abbiamo intenzione di portarvi con noi. Poi? Beh, per il dopo ci stiamo attrezzando.

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