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Il grande Carraro

12 agosto 2010

Ricordavamo il grande Tonino Carraro. Ho ritrovato queste due immagini in archivio. Sopra, Charles Aznavour al Covo Nord di Est di Senigallia; sotto Carraro con una delle tante artiste passate al Piranha di Falconara. Se guardate bene, sullo sfondo c’è un giovane Scaccia…

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Certi ricordi

4 agosto 2010

Dio ci ha donato la memoria, così possiamo avere le rose anche a dicembre. (James Matthew Barrie)

Lettera dall’Iraq alla tribu’

Da tempo volevo riprendere a scrivere per il Mail Jockey. Ma gli ultimi tempi sono stati molto intensi. Adesso sto in Iraq, ancora, a raccontare una guerra che non e’ finita. Vivere da gabbiano. Pero’ ci sono dei fili che restano saldi, e sono quelli che ti aiutano a sopravvivere. In comune con Kruger abbiamo molti ricordi e molte esperienze. L’amicizia e l’affetto per quel grande uomo che era Tonino Carraro certamente e’ fra i nostri legami piu’ forti. Gia’ lui ha ricordato molto bene gli anni d’oro, inutile aggiungere nomi: sono talmente tanti che non servono, stanno dentro di noi. Eravamo giovani allora e Carraro era il punto di riferimento. Certamente anch’io, nei suoi locali, ho vissuto fra le pagine piu’ belle della mia vita, non solo professionale. Le notti al Covo sono irripetibili. Come e’ irrepetibile quel periodo, anche perche’ Carraro non c’e’ piu’ e non c’e’ piu’ quel periodo. Eravamo giovani. Ma non e’ per questo che Tonino ci manca. Ci manca il suo affetto. Dicono che adesso mi occupo di cose serie, perche’ seguo guerre e disastri. Forse non e’ vero, le cose serie erano quelle: perche’ davano gioia alla gente, non lutti e rovine. Pino

(ps: ti mando una foto scattata due giorni fa,a Samarra dopo l’ennesima bomba)

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Addio Tonino

4 agosto 2010

I ricordi sono la nostra fortuna: in loro c’e’ tutta la bellezza del mondo. (Enzo Biagi, giornalista)

Annunciato da uno dei tanti squilli del cellulare che ormai non conto quasi più. La notizia è arrivata semplicemente con un annuncio di un amico di quelli hanno “vissuto” intensamente gli anni settanta e che mi ha anticipato, con molta discrezione, la notizia: “Carraro non c’è più”. Sapeva che per me non fosse uno dei tanti che ho incontrato nella mia vita ma sicuramente uno di quelle persone che non dimenticherò mai. Eh già, questa volta è toccato proprio a lui. Tonino, nomignolo che ironia della sorte poco si addiceva a questo grande omone. Con il suo irrecuperabile ed inconfondibile dialetto ligure mi aveva dato l’opportunità di vivere intensamente e da protagonista le pagine più belle del mondo delle discoteche degli anni di fuoco, quando ci si divertiva davvero e si ballava sul serio. Capace ogni volta di stupirmi con le sue scelte, anticipando qualunque moda e sottomettendo a se stesso il sistema planetario musicale. Prima da cronista musicale sotto la regia attenta di Pino Scaccia poi come disc jockey prediletto nelle sue memorabili discoteche ho visto brillare praticamente l’universo del mondo a sette note. Nel suo Covo Nord Est sul colle di Scapezzano a Senigallia come se niente fosse portò Ray Charles, Fabrizio De Andrè e tutto quanto fosse possibile immaginare in quel periodo. Poi affascinato com’era del mondo delle discoteche mi ingaggiò per inaugurare tre sue scommesse che ormai a ricordarle danno il senso alla sua leggenda di “patron”. Il Carillon Club di Cesano di Senigallia che fu inaugurato da Gloria Gaynor, il Papagayo a Senigallia e l’indimenticabile Piranha con Donna Summer.Insomma quello che per tutti i normali era un sogno lontano per Tonino Carraro rappresentava un traguardo da dover raggiungere e superare. Scelte irresistibilmente esagerate per la nostra terra marchigiana che nel suo momento di massimo splendore, fra gli anni 75-80, aveva completamente azzerato il fascino della riviera romagnola. Un autentico e, permettetemi di dire unico, Re dei locali da ballo che oggi ricordo volentieri con commozione personale per quanto mi ha regalato professionalmente ed umanamente ma anche con una profonda ammirazione a quel “grande uomo” che ha saputo sbalordire tutti quelli della mia generazione….

ciao dal tuo disc jockey kruger


d.j. kruger al piranha 1978

E’ morto all’età di 76 anni Antonio Carraro, mitico patron di locali e grande impresario di big della musica.«Era una persona carismatica, attiva, piena d’inventiva, sempre un passo più avanti dei tempi. La sua frase più ricorrente era “belin che paese”. Lo diceva perché lui si aspettava sempre di più dalle cose. Mancherà a tutti». Roberto Carraro ricorda così il papà Antonio, emblema dei locali da ballo del panorama locale, da Ancona a Senigallia, deceduto mercoledì sera all’ospedale di Senigallia dopo una malattia che fino all’ultimo non lo aveva tenuto lontano dal sua ambiente. Sempre attivo e presente negli uffici del Piranha e in sala. Locali progettati e arredati secondo il gusto dello stesso Antonio, nato a Padova e vissuto per molti anni a Genova prima di trasferirsi, nel 1968, ad Ancona. «Papà era un tecnico navale – racconta Roberto – la sua principale occupazione era la cantieristica. Per questo venne ad Ancona. Lavorava per la “Santa Maria” di cui era socio. S’innamorò delle Marche perché, diceva lui, era una regione tranquilla. Da Ancona ci spostammo a Falconara e in seguito andammo ad abitare a Senigallia. Poi il “pallino” di aprire locali da ballo. Decideva le disposizioni e gli interni che ancora oggi sono rimasti così. Non ballava e non cantava, era sempre alla ricerca del nuovo, del diverso. S’inventava ogni cosa. Gli piaceva la notorietà e amava dare il massimo, sempre, su tutto». Dal “Covo Nord Est” (oggi Shalimar) aperto negli anni 70 a Senigallia al Piranha di Falconara inaugurato del ’77 passando per il “Camion” (oggi night club Snoopy) e il “Papagajo” (non più attivo). «All’inizio faceva due lavori. Al mattino andava in cantiere e la sera in discoteca. Poi il successo del Covo, inaspettato, che lo convinsero ad un’unica occupazione. Conosceva bene gli ambienti dello spettacolo, sapeva muoversi. Frequentava Salotto Morazzoni, a Roma, dove s’incontravano tutti i più grandi artisti dell’epoca da Pasolini a Burt Lancaster. Per contrattare i cantanti andava fino in America. Lì agganciò i Platters e Donna Summer portata in anteprima mondiale a cantare dal vivo proprio al Piranha. Un evento mediatico con le telecamere della Rai a riprendere tutto. Per convincerla s’incontrarono nella villa di Barry White a Los Angeles. Papà era ambizioso. Una volta, per scommessa con Sergio Bernardini (della Bussola di Viareggio con il quale il Piranha era gemellata, ndr), riuscì a far cantare insieme, al Covo, Johnny Dorelli e Catherine Spaak che di cantare in coppia non ne aveva mai voluto sapere. Lui ci riuscì in occasione dell’anniversario del loro matrimonio». Un fiume in piena d’idee. «Arrivò a proporre – ricorda sempre Roberto – la prima società dei locali da ballo per contattare cantanti e artisti. L’impresario era il produttore artistico del Festival di San Remo Adriano Aragozzini. Insieme a lui portammo al Covo Ray Charles. Perfino Baglioni esordì nei nostri locali con “Questo piccolo grande amore”. Fino a qualche tempo fa si scambiava ancora gli auguri con Fred Bongusto. Il nome del Piranha lo pensò lui. Diceva che era originale e dava un senso di diverso che ancora mancava da queste parti. Tra i volti più noti conosceva un po’ tutti. Ha portato da noi i New Trolls, Mia Martini, i Pooh, Pippo Franco, la Carrà e Pippo Baudo. Il suo sogno nel cassetto era di fare il pittore». I funerali di Antonio Carraro sono stati celebrati questa mattina alle ore 10 alla chiesa di San Giuseppe Lavoratore a Cesanella. Marina Verdenelli 30 gennaio 2004 Il Messaggero

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